giovedì 28 marzo 2019

Indagine sulle leguminose 2

IL LUPINO


E’ da tanto tempo che non proponiamo articoli nuovi, ci scusiamo con i nostri affezionati lettori, ma abbiamo avuto inconvenienti con il computer, e quindi non si riusciva a comunicare con il sito.

Vogliamo proporvi una nuova idea su come alimentarsi in modo giusto e soprattutto corretto dal punto di vista della nostra salute.

Abbiamo sperimentato con un buon successo una pianta commestibile che fa parte del nostro antico mangiare, e stiamo parlando del LUPINO. Vi chiederete cosa sia, e molti di voi che già la conoscono come possa essere usata in cucina e nell’alimentazione.

Prima una piccola parentesi erboristica e fitoterapica, per comprenderne a pieno le proprietà e le caratteristiche.

Lupinus angustifolius, il nome botanico è Lupinus albus, appartiene alla famiglia delle Papilonacee, è originario dell’Europa mediterranea e del Medio Oriente. Pianta ornamentale cresce spontanea o coltivata. Fa parte delle leguminose, produce dei bellissimi fiori bianchi o azzurri, i sui semi venivano usati come foraggio per gli animali e come fertilizzante del terreno. Nell’alimentazione umana, vengono usati i semi che possono essere tostati e usati come il caffè. L’utilizzo del lupino come alimento e come rimedio officinale è stato trascurato per molto tempo, solo negli ultimi anni è divenuto oggetto di ricerche finanziate dalle autorità sanitarie europee.

La parte utilizzata sia per scopi alimentari che officinali sono i semi, prima di essere ingeriti debbono essere tostati o ben lavati con acqua fredda e poi cotti in modo da eliminare la sostanza amara. Dai semi si può ottenere un estratto fluido, utilizzare i semi interi tostati e macinati, ed avere delle farine.

Il Lupino contiene un elevata quantità di proteine maggiore della soia, ed un bassissimo contenuto di grassi, ma come in tutte le piante al bene si frappone il male, il lupino porta con se una buona quantità di sostanza tossica, la lupininae e la più pericolosa lupaina. Sono degli alcaloidi che danno il sapore amaro ai semi e che se ingeriti possono dare delle reazioni allergiche importanti portando nei casi più gravi a morte. Oltre agli alcaloidi contengono resine, una buona quantità di vitamina C, oli, vanilina, lectina e albumina oltre a numerose sostanze che possiedono il potere di abbassare la glicemia ed il colesterolo.

Anticamente le qualità della pianta erano molto conosciute dal popolo che usava in modo semplice le proprietà del lupino.

Sembra infatti che abbia qualità anti parassitarie, capace di eliminare i vermi contenuti nell’intestino umano. Anche la fitoterapia ha dimenticato questa meravigliosa pianta a cui si riconoscono virtù quasi miracolose, vogliamo ricordarne alcune: contro la crosta lattea e gli eczemi, si usa il decotto (30gr di semi in un litro di acqua), nelle dermatiti si applica la farina di lupino stemperata e cotta nell’aceto e se ne fanno dei cataplasmi; nella ritenzione idrica si è visto che il decotto è molto diuretico, può essere usato anche come antiparassitario cutaneo, per i pidocchi si usa la farina che viene messa sui capelli e lasciata per un’ora.

Inoltre nell’alimentazione è benefico perché possiede caratteristiche proteiche importanti senza apporto di glutine. Il lupino può essere utilizzato da persone celiache, in quanto è gluten-free, quindi senza glutine, i ricercatori dell’Unità di Metabolismo-nutrizione del San Raffaele di Milano hanno scoperto gli effetti “insulinemici” della proteina vegetale la glicoproteina conglutina-gamma, presente in maniera importante nei semi di lupino, i semi possono essere impiegati nei casi di crescita e nella stanchezza o debolezza muscolare, per la grande quantità di proteine che apportano, maggiore se non simili a quella della carne rossa o della soia ed alle uova.

In giardino può essere coltivata per il suo elegante fusto e per i suo coloratissimi fiori, possiede anche un‘anima ornamentale.

Il nome di “lupino” sembra derivare dal greco “lype”, che vuol dire modesto, nella mitologia viene descritto da Virgilio che lo definì seme “triste” proprio per il suo sapore amaro. Ritroviamo ancora sue notizie negli scritti antichi di Columella e Plinio i quali parlavano di questa pianta per il suo strano modo di comportarsi sembra infatti che le foglie possiedano la proprietà di seguire il sole nel suo tragitto.



Quello però che ci ha incuriosito è stata la sua proprietà ipoglicemica e ipocolesterolemica, il contenuto elevatissimo di proteine e la mancanza di grassi, la sua versatilità e la possibilità di essere usato anche da quelle persone intolleranti alle farine.

Si fa tanto parlare negli ultimi tempi di diete proteiche capaci di diminuire la quantità di insulina nel sangue, ma non eravamo d’accordo sull’apporto proteico di natura animale, in quanto troppo faticosa per l’eliminazione renale.

Non si possono ingurgitare carne o uova o pesce, senza tenere conto delle sostanze azotate che queste poi vanno a produrre e a rilasciare nel nostro organismo, regalandoci tossine e radicali liberi, portando il nostro organismo verso l’acidosi e conseguentemente le malattie degenerative importanti.

I lupini oltre a garantire delle ottime proprietà nutrizionali, presentano un’ottima digeribilità, che non ritroviamo nelle proteine animali, un apporto pari a zero per quanto riguarda il colesterolo, con un buon contenuto di acidi grassi come omega 3 ed omega 6, che il nostro organismo non riesce a costruire.

La versatilità poi del lupino che può essere introdotto nell’ alimentazione come semi, molto gradevoli da mangiare anche come spezzafame, o farina con la quale si possono fare pane, dolci e gelati, auspicandoci che si arrivi a produrre prodotti tipo lo yogurt o il latte, come alternativa per gli individui allergici o intolleranti al latte vaccino, usando così il lupino al posto della soia e del riso.


La mia esperienza presso L’Università Cattolica A. Gemelli di Roma, ha scatenato la voglia di andare a curiosare nei meandri nascosti del lupino; ricordavo un episodio accaduto proprio in quegli anni presso l’Unità di Diabetologia, c’era un signore diabetico che arrivava alla sua visita sempre in modo perfetto, la sua glicemia rientrava nella normalità, anche se i parametri di lunga durata andavano malissimo. Chiedendo al paziente come fosse possibile questo, un giorno ho sentito rispondere che la sera prima, beveva l’acqua di ammollo dei lupini.

In effetti i lupini, e la loro acqua, contengono una sostanza la” biguanide”, che è un elemento fondamentale per il controllo dell’insulina.

Le biguanidi sono sostanze come la metformina, che agiscono sul metabolismo glucidico abbassando il livello degli zuccheri nel sangue, trasportando il glucosio nei muscoli dove viene usato come substrato per l’ attività fisica, contribuendo cosi al mantenimento della giusta glicemia ed evitando lo stress pancreatico.

L’incremento del livello insulinemico è alla base anche dell’aumento ponderale, con conseguente crescita delle cellule adipose, in parole povere il nostro ingrassare dipende da quanta produzione d’insulina avviene nel nostro organismo.

L’alimentazione corretta ed una giusta attività fisica sono alla base del nostro giusto peso, ma a volte intervengono delle situazioni stressogene che portano la produzione di insulina a livelli patologici.

Ci siamo posti il problema della grande informazione che viene data non sempre corretta di come si debba mangiare, pensiamo che poche persone riescano a comprendere quali alimenti siano importanti per mantenere un migliore stato di salute.

Si deve tornare al tempo dei nostri genitori, quando in un pasto era facile avere a disposizione molti nutrienti derivanti da diversi tipi di cibo, adesso spesso il nostro mangiare si riduce all’assunzione di carboidrati semplici e raffinati.

Per tornare al peso corretto bisogna mangiare in modo nuovo, diverso da quello fatto fino ad ora, ricreare la giusta armonia alimentare senza rinnegare la carne o gli zuccheri e meno che mai i grassi.

Il nostro stato di salute dipende da sottili equilibri, ogni alterazione ci allontana dalla salute, creando un terreno adatto a numerose malattie.


Doriana


mercoledì 20 marzo 2019

Numeri e suoni: armonie di vita


Ogni sistema vivente possiede una vibrazione che lo contraddistingue, questa vibrazione può essere trasformata in un numero o in una forma geometrica, dalla quale si possono ricavare informazioni sul suo stato di “salute” e armonia.
Anche se sembra strano, possiamo paragonare il nostro organismo ad un’orchestra, dove gli organi come altrettanti musicisti eseguono un brano musicale armonico; ogni organo e cellula dell’organismo producono una melodia in armonia con la vita.
Fin dalla prima idea di vita come feto l’uomo percepisce il suono, sotto forma ritmica del cuore materno, per arrivare alla percezione dei suoni esterni.
E’ facile ed intuitivo capire come l’ambiente sonoro in cui siamo immersi condiziona la nostra vita e la nostra salute.
Si conosce il fatto che le cellule riescono a comunicare l’una con l’altra tramite il loro campo magnetico, inviando e ricevendo informazioni necessarie alle proprie funzioni.
Questo campo magnetico lo possiamo considerare come la memoria cellulare.
 La vibrazione degli elettroni del nucleo della cellula  porta a dei cambiamenti del campo magnetico della cellula e alla modificazione del comportamento o della funzione.
Quindi sottoponendo le cellule a particolari vibrazioni possiamo cambiare il loro comportamento.
E’ per questo motivo che il suono ci può portare alla guarigione e mantenerci in salute, il suono che penetra dolcemente induce ad un rilassamento profondo portando il cambiamento dove è necessario.
Il suono può essere prodotto da uno strumento o dalla voce umana, e qui voglio ricordare i Mantra.
Per quanto riguarda la fisica del suono, va spiegato che le onde sonore sono onde meccaniche, longitudinali, e che l’orecchio umano è in grado di percepire le frequenze comprese tra le 16 e 20.000 Hz. Le onde con frequenze minori vengono dette infrasuono, e un’onda con frequenza superiore è detta ultrasuono.

Perché ci si emoziona ascoltando la musica?
La musica riesce ad evocare emozioni molto intense, che sia gioia, malinconia, serenità, e non vi è nessuno di noi che non abbia sperimentato almeno una volta questo speciale sentimento ascoltando un brano.
La musica coinvolge tutto il corpo, suscitando la voglia di ballare, o soltanto portando il ritmo con le mani o con i piedi, ma riesce anche a coinvolgere la nostra parte meno controllata facendoci drizzare i peli.
L’emozione porta ad una modificazione del nostro corpo, fisico-fisiologico, con l’aumento o la diminuzione del respiro, del battito cardiaco o della pressione arteriosa; comportamentale con variazioni della postura, della mimica e anche della voce; mentale che riguarda il nostro stato emozionale soggettivo.
Le modificazioni fisiche e comportamentali sono automatiche, non legate alla nostra volontà, quando invece l’emozione diventa cosciente si parla di sentimento.
Le emozioni più potenti, che riguardano il fisico sono innate ed universali, ballare ascoltando la musica lo ritroviamo anche nelle popolazioni più antiche, e vengono dette emozioni primarie.
Tutte le emozioni si sono evolute per fornirci la sopravvivenza, lo fanno producendo una risposta agli stimoli, come la paura, ascoltando un rumore ci si blocca o si fugge, o il senso di accudimento che abbiamo al pianto di qualsiasi cucciolo.

Queste associazioni di stimolo e risposta vengono decodificati da una struttura nervosa chiamata amigdala, grazie ad essa impariamo quale risposta innata deve essere data ad altrettanti stimoli.
L’amigdala viene interpretata come centro del piacere o della paura o di altre emozioni, l’amigdala è un centro molto antico, lo ritroviamo anche negli anfibi e nei rettili, lavora a livello inconscio e non richiede da parte nostra nessuna consapevolezza.
Sembra che l’uso di determinate frequenze comporti vantaggi nei processi di guarigione.
Questo perché il suono agisce direttamente sul corpo fisico e le frequenze possono essere inviate alle varie parti del corpo. L’uso di determinate frequenze, siano esse  date da una voce, da uno strumento o generate da un diapason, non incontra resistenza nella persona sottoposta al trattamento e quindi non ostacola il processo di guarigione.
L’applicazione terapeutica delle frequenze è fondata su due principi: il suono è un’energia vibratoria che interagisce con quella delle strutture del corpo attraverso la risonanza,ogni struttura del corpo possiede una frequenza diversa.

La malattia si produce attraverso un mutamento di questa frequenza naturale alterata da frequenze estranee, un mutamento di frequenza modifica l’energia perché entrambe in relazione.
Quindi determinando la vera frequenza del corpo, possiamo reintrodurla e restituire salute ed armonia.
Quando la musica entra nei nostri orecchi, i suoni vengono trasformati in impulsi che attraversano i nervi acustici arrivano al talamo, quello che ci ritrasmette emozioni, sensazioni e sentimenti.
La stimolazione del talamo porta ad un coinvolgimento la corteccia cerebrale, che rinvia impulsi di risposta al talamo, si crea così un circuito risonante che si rafforza a mano a mano che si ascolta la musica, possiamo così notare i movimenti ritmici del corpo, battere un piede o muovere il capo.
Nel nostro cervello, il talamo, l’ipotalamo,il cervelletto e gli emisferi cerebrali della corteccia riescono a trasformare i suoni e i ritmi in strutture musicali riconoscibili regalando un significato emotivo e mentale.
L’ipotalamo collegato con le strutture nervose al talamo, influenza il metabolismo del corpo.
La musica accelera il metabolismo, rafforza o rallenta l’energia muscolare, ci aiuta nella corsa e nello sport, infatti la musica è stata vietata durante gare importanti ritenuta doping, influenza le secrezioni interne.
Pitagora di Samo fu il primo a stabilire che l’universo si fonda e si regge sulle leggi della musica, concetto che fu sviluppato  da Socrate e Platone, anche se negato da Aristotele. Dopo molti anni un discepolo di Pitagora, Aristide Quintiliano, scrisse “ qualsiasi corpo solido che si muova nell’aria produce un certo suono. Nello stesso modo le stelle fanno vibrare l’etere anche se le nostre orecchie sono troppo imperfette per udire quel suono”.
Con le innovazioni scientifiche siamo in grado di percepire e registrare i suoni, le melodie e i rumori cosmici.

La musica è anche matematica, i numeri e la geometria, compongono il cosmo e tutti gli esseri viventi, i suoni cosmici, la perfezione del cosmo può essere riportato ad un ordine numerico che ci porta a conoscere l’armonia di ogni essere vivente.
Le forme di un broccolo, la meraviglia di un fegato, la struttura di una rosa, hanno tutti in comune un numero ed una forma geometrica, ma anche una vibrazione e quindi un suono.
Ci vorrebbe un musicista per spiegare quanto i numeri siano legati alla musica non posso aiutare questo processo, ma riflettendo che le note sono sette, dove vengono scritte le note si dice pentagramma, forse diventa quasi naturale connettere le forme e i numeri ad una musica fatta di suoni, di melodie, di ripetizioni di numeri.
Hermann Hesse diceva “Che cosa sarebbe la nostra vita senza la musica..Se venissero proibiti, a me o a chiunque altro ami la musica, i corali di Bach, diciamo, le arie del Flauto Magico o quelle di Figaro, oppure se qualcuno ci strappasse via di forza dalla memoria, per noi sarebbe qualcosa di simile alla perdita di un organo, della metà di uno dei cinque sensi, di un senso intero”.
Voglio lasciare aperto questo argomento, che trovo molto bello ed interessante, chiunque sia più bravo di me, o abbia più esperienza, o solo curiosità, o che voglia controbattere, lo invito a farlo, non in forma anonima, ma lasciando almeno un nome, perché ci possa essere scambio tra tutti noi.
In questo modo si può creare armonia, suono, movimento, vita.

Doriana


mercoledì 13 marzo 2019

Eccoci di nuovo



E’ da tempo che non mi faccio viva con voi, ma eccomi di nuovo con le ultime novità.

Ci stiamo incamminando verso la primavera e come ogni anno ci avventuriamo in una nuova dimensione senza prendere le dovute precauzioni.

Intrappolati per lunghi mesi nel grigio invernale, il nostro corpo sente il bisogno di nuova energia, in primavera tutto si risveglia ed assume colori diversi.

L’uomo infatti, come tutto ciò che vive e respira in natura, viene influenzato dalle grandi mutazioni climatiche, di luce che aumenta, stimolando il funzionamento dell’epifisi e dell’ ipofisi, spronando il nostro cervello all’attività ormonale.

Proprio per dare una mano al nostro organismo, bisogna fare una accurata pulizia, depurarsi a primavera è un obbligo. La disintossicazione ripristina il naturale funzionamento dei vari organi che si occupano di eliminare le sostanze di rifiuto.

Riportiamo alla memoria le nostre antiche abitudini dove in primavera si facevano le “grandi pulizie”, tutto si rinnova, cambia colore, luce, tutto cerca un’armonia con la “natura rinnovatrice”.

Cercherò di farvi conoscere strategie semplici e naturali, ma soprattutto praticabili con poca spesa.

Di seguito vi parlerò di un metodo Ayurvedico e di un’alimentazione naturale e disintossicante.

Laghoo shanhaprakshalana, il nome è quasi impronunciabile, la traduzione risulta più semplice: la pulizia gastrointestinale.

Va eseguita al mattino a digiuno, dopo aver terminato la pratica aspettare mezz’ora prima di mangiare. Questo trattamento è controindicato a chi è affetto da ulcera gastrica o intestinale, mentre per le persone ipertese si deve usare solo acqua senza sale.

Si prepara l’acqua dove in ogni litro viene aggiunto un cucchiaino scarso di sale marino.

Si possono bere da sedici a venticinque bicchieri d’acqua.

Ogni volta che si beve un bicchiere di acqua, se si vuole e si conosce lo yoga si eseguono per otto volte questi esercizi:

Tadasana: resta in piedi con le gambe leggermente divaricate allunga le braccia al cielo, porta lo sguardo verso le mani, solleva i talloni.

Tyriaka tadasana: allunga le braccia sopra la testa, piega il busto otto volte prima a destra e poi a sinistra, torna nella posizione iniziale.

Tiraka bhujangasana: sdraiato a terra pancia in sotto. Poggiati sulle braccia e girati come per guardarti i piedi, prima a destra e poi a sinistra, torna nella posizione di prima.

Ogni volta ripeti dall’inizio tutta la pratica, se senti il bisogno di urinare o di evacuare fallo.

Questa routine può essere ripetuta anche una volta a settimana se ne sentite il bisogno, ricordiamoci che dopo questo possiamo fare un pasto alla sera molto leggero, si può mangiare del riso bollito con delle verdure lessate, condite con pochissimo sale ed olio a crudo; o delle patate bollite sempre accompagnate con delle verdure cotte, come frutta potete usare mele o pere cotte senza zuccheri aggiunti.

L’altra possibilità che vi offro, è un’alimentazione fatta esclusivamente di centrifugati o frullati.

Di seguito vi riporto i consigli alimentari, anche questa pratica può essere seguita una volta a settimana.









Prima di colazione: un bicchiere di acqua calda, ½ limone, ½ cucchiaino di miele





COLAZIONE: 1) una manciata di prezzemolo, 4/6 carote;



2) una fettina di zenzero, 4/5 carote, mezza mela senza semi;



3) un pompelmo rosa sbucciato, 1 mela senza semi;



4) due pesche o pere o mele, senza semi, uno spicchio di limone, 1 banana matura, centrifugare le pesche e il limone, versare nel frullatore e aggiungere la banana;



5) una manciata di prezzemolo, 5 carote, ½ mela senza semi;



SPUNTINO: 1) una foglia grande di cavolo,2-3 mele verdi senza semi, scorza di limone per guarnire;



2) una fettina di zenzero, 1 bietola, ½ mela senza semi, 4 carote;



3) una manciata di spinaci, 4 foglie di lattuga, 4 ciuffetti di prezzemolo, 6 carote, ¼ di rapa;



4) una manciata di prezzemolo, 4 ciuffi di crescione, ¼ di patata pelata, 6 carote;



PRANZO : 1) una manciata di prezzemolo, una manciata di spinaci, 4-5 carote, 2 gambi di sedano;



2) due ciuffetti di prezzemolo, 4-6 carote, 2 gambi di sedano, 1 mela senza semi, ½ bietola;



3) uno spicchio di aglio,1 foglia di cavolo, 1 pomodoro grande, 2 gambi di sedano, 1 foglia di cavolo tagliata a pezzettini, 1 cucchiaio di crostini di pane; centrifugare l’aglio, il cavolo, il pomodoro e il sedano. Versare il succo in una pentola, aggiungere il cavolo tagliato sottile e scaldare a fuoco lento, aggiungere i crostini;





CONSIGLI: per il centrifugato ci si deve munire di una buona centrifuga. Se possibile usare prodotti biologici e non trattati. Lavare molto bene frutta e verdura. La buccia delle arance e dei pompelmi è tossica deve essere eliminata, lasciare comunque la parte bianca o albedo; vanno sbucciati anche il kiwi e tutti i frutti tropicali. Mentre la buccia degli altri frutti può essere usata.

Tutti i noccioli vanno tolti, i semi possono essere centrifugati, solo quelli delle mele non devono essere usati. Per la maggior parte dei prodotti si possono usare i gambi e le foglie, non quelle delle carote.

La maggior parte della frutta e verdura deve essere tagliata a pezzetti prima di essere centrifugata. Frutta e verdura contengono molta acqua per questo se ne ricava il succo, quelle varietà che ne contengono poca, (banane, avocado ecc..) se previste nell’alimentazione, debbono essere frullate e poi aggiungere i centrifugati. La quantità è indicativa si possono raddoppiare o triplicare le dosi. I succhi vanno assunti appena preparati, non si possono conservare. Per i frullati seguire le stesse metodiche di preparazione togliere i semi e la buccia ed usare un frullatore, si può aggiungere acqua non latte.